Spread e impatto sui consumatori, quali conseguenze?

In questi giorni stiamo assistendo ad una rapida ascesa dello spread. Cerchiamo di capire quali possono essere gli effetti, diretti e indiretti, per i consumatori.

COS’È LO SPREAD

Lo spread denota la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento (benchmark). In pratica misura il differenziale di rendimento tra i BTP italiani e gli equivalenti tedeschi (Paese più affidabile di riferimento).

Quando lo «spread» sale significa che – a parità di tassi ufficiali fissati dalla Bce per tutti – un Paese è costretto a pagare interessi sul debito più elevati rispetto alla Germania. Perché gli investitori lo considerano meno affidabile.

Lo spread non è solo un differenziale ma è anche, e di conseguenza, un indicatore di fiducia e credibilità.

CONSEGUENZE MACROECONOMICHE

Nel caso dei titoli di Stato, spread elevati possono ripercuotersi in due modi, che qui estremizziamo:

  1. sui tassi ai quali lo stato deve emettere i titoli in asta per poterli collocare e quindi condurre nel medio-lungo termine alla dichiarazione di insolvenza sovrana, fallimento, bancarotta o default dello Stato
  2. oppure richiedere misure drastiche di politica di bilancio fortemente “restrittive” con riduzione della spesa pubblica e/o aumento della tassazione sui contribuenti per evitare il fallimento, con effetto inevitabile però di diminuzione del reddito (dunque della domanda) e degli investimenti e quindi, in ultimo, ripercussioni negative sulla crescita economica.

IMPATTO SU MUTUI

Come detto lo spread può ripercuotersi direttamente e indirettamente anche sui consumatori. Ad esempio, sui costi legati ad un mutuo.

Su un mutuo a tasso fisso lo spread non produce alcun cambiamento.

Qualche motivo di preoccupazione invece deve averla chi sta pagando un mutuo indicizzato a tasso variabile. Nella maggioranza dei casi i finanziamenti a tasso variabile sono ancorati al tasso Euribor a uno o tre mesi, i cui valori sono fermi sottozero ormai da anni. Ma se il problema dell’Italia creasse un contagio a livello europeo e i parametri cominciassero a salire l’aumento della rata sarebbe sensibile.

Per chi invece deve avviare un mutuo il discorso cambia. I costi iniziali appaiono destinati a lievitare, in dipendenza dall’andamento dell’Euribor per il tasso variabile, ma, se la situazione dello spread dovesse perdurare, sono probabili incrementi anche per i nuovi finanziamenti a tasso fisso.

IMPATTO SU BANCHE, CREDITO AL CONSUMO E RISPARMIO

Partiamo dal presupposto che i titoli di Stato in mano alle famiglie e imprese rappresentano circa il 5% del totale, circa 120 miliardi di euro. Mentre le banche ne detengono più del doppio. Una forte svalutazione dei titoli avrebbe un effetto sistemico che porterebbe con sé inevitabilmente un aumento dei costi del credito a famiglie e imprese.

Se sale lo spread sui titoli di Stato, crescono infatti anche i tassi d’interesse che le banche devono pagare per reperire finanziamenti sui mercati. E se le banche sono costrette a pagare tassi più elevati (in maniera anomala), a loro volta girano questi costi sui nuovi prestiti alla clientela. È così che lo «spread» finisce sulla pelle degli italiani.

Le famiglie sarebbero direttamente come piccoli investitori del debito pubblico, di cui hanno in tasca circa 120 miliardi di euro. Se il prezzo dei titoli crolla e i Bot vengono venduti prima della scadenza, i piccoli investitori accuseranno una perdita.

Concludendo, i rischi maggiore dello spread ricadono nell’impatto macroeconomico e, a cascata, sulle politiche di welfare. Con minori risorse a disposizione, sia nel caso di aumento della tassazione sia nel caso di una riduzione degli investimenti, alla fine il reddito disponibile potrebbe contrarsi. Il che comporta un impoverimento globale delle famiglie, un calo della domanda e la crisi delle imprese.

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