La sanità in Sicilia è al collasso

Fino a 9 mesi di attesa per una rx ed una TAC a Palermo, mentre la regione Sicilia, per lucrare, manda i medici radiologi in Lombardia.

Un impedimento principale è l’attività specialistica, visite ed esami diagnostici, che vedono alternarsi periodi di maggiore o minore intensità; vengono infatti a crearsi liste di attesa che creano scoraggiamento e rabbia per tutti i cittadini siciliani.

Basta contattare i centri di specializzazione delle principali città, chiedendo appuntamento per prestazioni come visite cardiologiche, oculistiche, ortopediche, ecografie, gastroscopie, risonanze magnetiche e radiografie di vario tipo. Anche con ricette con priorità urgente, visite da svolgersi entro 30 giorni e per esami prescritti per il sospetto di patologie importanti, i termini non vengono rispettati.

A rimetterci sono sempre i cittadini con maggiori difficoltà economiche, che non possono permettersi costi elevati per servizi o cliniche private. Si tratta di un importante effetto collaterale che spinge i cittadini verso il settore sanitario privato, che senza dubbio, assicura tempi inferiori e offre prezzi concorrenziali; ma chi non può permettersi di pagare, è costretto ad aspettare.

Certamente il problema era preesistente, ma con l’emergenza pandemica degli ultimi due anni, le prestazioni specialistiche sono state eseguite in minore quantità, ritardare o rimandate a data da destinarsi; è ovvio che con l’attenuarsi della pandemia, i cittadini tornano a chiedere di fare accertamenti e prestazioni sanitarie che erano saltate.

Crescono i temi di attesa, cresce la domanda ma c’è carenza di personale. Si è pensato pure a più macchinari e meno specialisti per una visita specialistica e una ridotta disponibilità di medici.

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